venerdì 19 settembre 2008

VERDINI: Pdl guarda al modello americano della ''registrazione''

Siamo qui per compiere quella che vorrei definire una "rivoluzione gentile". E’ sicuramente una rivoluzione, perché sta per nascere un soggetto politico che aiuterà il Paese ad archiviare gli stanchi rituali e anche i peggiori vizi dei vecchi partiti. Ma è anche una rivoluzione dolce, gentile, perché interpreta fedelmente, senza strappi e senza forzature, le aspirazioni e il buon senso della stragrande maggioranza degli elettori italiani.

Sappiamo bene che il Pdl, in fondo, è già nato il 13 aprile scorso, quando 14 milioni di italiani hanno sostenuto e incoraggiato il cammino che avevamo intrapreso. Ora dobbiamo percorrere l’ultimo miglio, e dare vita ad una forza che aspiri al "50%+1" dei voti, e che sia pronta a governare l’Italia per 10-15 anni, garantendo un ciclo di riforme capaci di cambiare il Paese dalle fondamenta.
L’Italia è pronta per vedere realizzato un assetto simile alla grande democrazia americana, alla grande democrazia inglese, così come alle grandi democrazie dei maggiori Paesi dell’Europa continentale. Due grandi partiti pronti a sfidarsi per il Governo. Non più il caos di 15-20 partiti litigiosi, rissosi, desiderosi di conquistare un piccolo potere di veto, di esercitare una sorta di "golden share" sui Governi e sulle maggioranze, perennemente dediti a dividersi e a distinguersi al solo scopo di perpetuarsi e autoconservarsi. Da un tendenziale bipolarismo siamo pronti a passare ad un tendenziale bipartitismo: due grandi partiti, chi vince governa, chi perde si oppone, e dopo quattro o cinque anni se ne riparla. Se chi ha governato lo ha fatto bene, sarà premiato; altrimenti, ci sarà spazio per l’altro partito, che nel frattempo avrà fatto il possibile per organizzarsi e rendersi pronto all’appuntamento con la guida del Paese.

Già il 13 aprile scorso i cittadini si sono mossi con decisione in questo senso. Il 70% degli elettori ha infatti scelto i due maggiori partiti. Noi vogliamo incoraggiare questa tendenza, che ci avvicina a quanto accade da tempo nell’Occidente avanzato.
Ecco perché guardiamo con enorme preoccupazione a quello che succede nel Pd. Un sistema politico maturo ha bisogno della assoluta certezza che entrambi i partiti maggiori siano pronti a governare. Oggi il cantiere del Pd non appare solido. Potremmo dire: "Chi è causa del suo mal (e del suo Di Pietro), pianga se stesso". Ma non lo diremo. Non abbiamo mai creduto nel "tanto peggio, tanto meglio". Ci auguriamo che, prima o poi, il centrosinistra italiano sappia incamminarsi lungo il cammino delle forze riformiste occidentali, abbandonando demagogie, immobilismi antiriformatori o - peggio ancora - derive illiberali e forcaiole.
Ma ora pensiamo a noi e alla nostra buona opera. Se vogliamo davvero superare i bizantinismi e anche gli aspetti più opachi dell’organizzazione dei vecchi partiti, dobbiamo passare dal "partito delle tessere" ad un vero e proprio "partito degli elettori".
Fi, An e gli altri partiti del centrodestra hanno sempre avuto molti iscritti, ma questi iscritti - per quanto numerosi - rappresentavano solo una piccola percentuale (2%, 3%, 5%) degli elettori. Per questo, sembra decisamente preferibile puntare su forme più aperte e leggere di "registrazione" (sul modello americano) che consentano a milioni di persone di lasciare i propri recapiti per essere ricontattate, consultate, e regolarmente coinvolte nella vita del nostro soggetto politico.

In questo senso, si possono prevedere altre cose:
-contestualmente al Congresso, si possono organizzare forme di partecipazione sia fisica nelle piazze (con l’evento rappresentato da milioni di cittadini che vanno a "registrarsi" per salutare la nascita del Pdl, ed essere coinvolte dal primo momento) sia su Internet (con la "registrazione telematica" che viene aperta a partire dalle giornate del Congresso);
-successivamente al Congresso, si possono organizzare forme di consultazione telematica dei registrati: il Pdl sarebbe così, oltre che partito "a rete" (cioè un network capace di valorizzare numerosi apporti, stimoli e sensibilità), anche un partito "in rete", cioè capace di vivere in presa diretta con il popolo degli utenti di Internet
-naturalmente, deve anche essere possibile accreditare al Congresso i blogger che lo vorranno (come è avvenuto nelle recenti Convention americane del Partito Democratico e del Partito Repubblicano).

E’ molto importante immaginare qualcosa del genere: solo così, infatti, si evita il rischio di una "fusione a freddo", di un accordo tra due o più gruppi dirigenti nel chiuso di una stanza, senza un adeguato e vero coinvolgimento popolare.
Per il resto, sarà il Comitato costituente a definire i contenuti dello statuto. Una commissione è già al lavoro, e sono certo che saprà sempre coniugare le esigenze organizzative del gruppo dirigente nazionale con questa spinta, su cui voglio ancora insistere, di coinvolgimento popolare. Il nostro compito è enorme. Non stiamo facendo un "trasloco": stiamo costruendo una nuova casa, destinata a durare e a segnare la vita politica del Paese per decenni. Per questo, abbiamo il dovere di immaginare qualcosa di straordinario, di non ordinario, di non meramente burocratico. Siete e siamo qui per questo. Buon lavoro a tutti noi.