In una assemblea delle grandi occasioni, gli iscritti del Circolo Amici del PDL "Giorgio Almirante" si sono riuniti per discutere del nuovo partito unico del centro-destra.
Questa la mozione approvata all'unanimità dei presenti, presentata dal direttivo e letta da Gerardo Stabile.
"L’unica nostalgia che dobbiamo avere, è quella del domani".
Queste parole prunciate dal grande condottiero della Destra Italiana Giorgio Almirante, ci fanno da apripista per il futuro partito del Popolo della Libertà .
Allenza Nazionale conclude la sua missione storica, figlia del glorioso Movimento Sociale Italiano, che diede voce a quella parte d’Italia uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale.
Allenza Nazionale, che ha saputo portare a compimento, come azione di governo, quelle idee e quei valori che appartengono alla grande tradizione della destra italiana.
Molti vecchi missini, inorridirono quando il presidente Fini, di fronte a migliaia di ebrei a Gerusalemme. disse che il fascismo e’ stato il male assoluto.
Ma ad un popolo che ha subito la Shoa e le leggi razziali, cosa si poteva dire?
Ma contemporaneamente in Parlamento veniva istituito il Giorno del Ricordo, per commemorare le Foibe istriane, e gli esuli dalmati e giuliani.
Se da una parte si stabilisce una storica verità, dall’altra si porta a compimento quella che era la madre di tutte le battaglie della destra Italiana.
L’aver fatto revisionismo storico sul fascismo, soprattutto da destra, ci ha consentito di aprire quei fetidi armadi della sinistra e della resistenza italiana.
Il passo che siamo chiamati a fare, soprattutto chi viene dalla storia gloriosa di questo partito, e’ sicuramente difficile, e doloroso.
Non fu’ facile gia nel 94, dire addio al MSI, e non e’ stato facile farlo oggi con AN, ma riteniamo una necessità questa nuova avventura, per far si, che sempre più forte sia presente nelle istituzioni, quella destra democratica e sociale, che consente la tutela delle classi più deboli, e la difesa di quei valori patriottici, cristiani e solidali, patrimonio della nostra tradizione.
Nel giorno dell’addio al MSI, Fini disse, dobbiamo lasciare la casa del padre, con la consapevolezza di non tornarci mai più.
Qualcuno ritenne queste parole, un ulteriore schiaffo alla nostra storia, un nuovo rinnegare le nostre origini.
Ma cosa c’e’ di più bello per un padre, vedere il figlio che lascia la sua casa, per realizzare, e far diventare più grandi i suoi sacrifici.
E cosa c’e’ di più doloroso per un padre vedere il proprio figlio ritornare a casa dopo aver fallito il suo compito, soprattutto se è figlio dei suoi insegnamenti.
Noi non solo abbiamo lasciato la casa del padre, non dimenticando mai i suoi insegnamenti, ma ne abbiamo costruita un’altra più grande e più bella, nella quale tutti volevano venire.
Abbiamo costruito un partito con la paura delle abiure, ma che invece ha portato a galla tutti quegli uomini e donne, da sempre vicini, ma che subivano il ricatto partitocratico della prima repubblica.
Le piazze piene ai comizi di Almirante, corrispondevano sempre ad urne vuote.
Oggi quelle piazze sono sempre piene, ma sono piene anche le urne.
Ecco dove sta la grande vittoria del figlio.
Vittoria che questo figlio ha sempre riconosciuto agli insegnamenti del padre.
Ma per dimostrare che quello non fu un errore, dobbiamo completare l’opera.
Dobbiamo portare all’interno del PDL tutta la nostra storia e tutta la nostra tradizione.
Quella casa che avevamo costruito era troppo piccola, ce lo ha detto il popolo Italiano.
Dobbiamo costruirne una più grande e più bella, ma lo dobbiamo fare sulle fondamenta solide, immarciscibili dei nostri valori.
L’unione ancor più forte che nel passato, degli uomini e delle donne di destra, deve rendere questo nuovo progetto migliore, e più solidale.
Deve farlo diventare un progetto quanto più a destra possibile.
Lo si può fare solo rimanendo uniti, solo portando tutta la nostra forza e i nostri valori all’interno del nuovo partito, o per meglio dire partito nuovo.
Un partito non creato, ma rinnovato.
Non un alleanza, ma un sodalizio.
Quante considerazioni, quanti giudizi, quante sentenze, spesso affrettate in questi giorni stiamo sentendo.
Molti si vestono da politologi dell’ultima ora per sparare obbiezioni, e peggio da coloro che millantano un appartenenza alla destra storica.
Dicendo queste cose, dimostrano, non solo di non avere memoria, ma anche di non capire ciò che e’ successo negli ultimi 20 anni in Italia.
Se la prima repubblica fosse caduta, come si auspicava, alla fine degli anni settanta, Almirante non avrebbe costituito Alleanza nazionale, ma il Popolo della Libertà.
Verità storica è, che nel 1983, l’allora segretario nazionale del nostro partito, tento di fare la costituente di destra, cioè mettere insieme quelle forze cattoliche e moderate, che avevano come valore comune, l’anti comunismo.
E cos’e’ oggi il PDL, se non questo?
Quali sono i valori comuni condivisi riportate nella tesi del decennale di AN da Gianfranco Fini?
Si mettano l’anima in pace, tutti, i denigratori di destra e di sinistra.
La destra non chiude, anzi si ingrandisce.
Quella vecchia bottega del padre, oggi è un grande centro commerciale.
è la grande distribuzione delle idee e dei valori , della tradizione e della appartenenza.
Allora non dobbiamo avere paura.
Dobbiamo dare ancora più forza alla nostra azione politica.
E poi paura di cosa?
La nostra militanza ci dà forza per affrontare questa nuova sfida.
Noi non abbiamo paura di continuare a militare per far vincere le nostre ragioni.
Alla politica abbiamo solo chiesto giustizia sociale,
pari opportunità, meritocrazia, dignità nazionale, radicalità cristiana, lotta a tutte le utopie marxiste.
Oggi abbiamo voluto chiamare a raccolta tutti i nostri iscritti, e simpatizzanti, perchè proprio da Capaccio inizia questa grande avventura del Popolo della Libertà.
E per fugare i dubbi di qualche politologo ad horas, vogliamo dire con forza, che il PDL a Capaccio esiste da più di un anno, grazie agli amici di AN, che nelle scorse politiche, come unici operai della campagna elettorale, hanno portato in giro il messaggio del nostro Presidente del Consiglio.
Manifestazione oceaniche, gazebo su tutto il territorio, hanno consentito a Capaccio di essere annoverato tra i comuni con la più alta percentuale di consensi verso il PDL, e non in provincia di Salerno, ma in Italia.
Per tanto ci sentiamo, e a giusta ragione, i padri fondatori del PDL a Capaccio.
Voglio fare una proposta all’assemblea, e chiedere al Presidente di metterla ai voti.
Gli amici del PDL del circolo Giorgio Almirante, in questa tornata elettorale, in assoluta continuità con le ultime politiche, appoggerà come naturale che sia, l’unico simbolo che riconosciamo, e che del quale ne rivendichiamo un appartenenza al di sopra di ogni sospetto, e cioè il PDL.
I nostri candidati sono, Edmondo Cirielli, e Enzo Sica.
Voglio ringraziare pubblicamente il Ministro Mara Carfagna, e l’On Edmondo Cirielli, per aver dato la possibilità alla nostra comunità di riscattare gli errori compiuti da altri, ma che hanno pesato pesantemente sulla comunità capaccese.
L’aver individuato il miglior candidato sul territorio, ci consente di aprire una stagione politica importante, nella quale si combatte la madre di tutte le battaglie.
Lo scontro sarà solo tra chi non ha ritenuto giusto svendere la propria dignità per mantenere posizioni di potere, e chi invece fa dell’ambiguità e del ricatto elettorale l’unica arma di propaganda.
Non si illudano gli altri, a Capaccio si sceglie tra Enzo Sica e Pasquale Marino, tra PDL e PD,
tra Cirielli e Villani, tra Berlusconi e il nulla.
Tutto il resto è un contorno.
Questa occasione può significare una svolta epocale a Capaccio, può mandare a casa in modo definitivo le cariatidi della cattiva politica ultra trentennale, che ha tenuto sotto giogo, e mortificato un territorio, che viceversa poteva e doveva essere un paradiso sociale.
Amici di AN, abbiamo assistito alla nascita del più grande partito Italiano della storia repubblicana.
Abbiamo visto affermare con determinazione una leaderschip indiscussa nella persona del presidente Berlusconi.
Ma abbiamo già assaporato ciò che il futuro ci aspetta, il discorso del presidente Fini al congresso fondativo del PDL, ha tracciato un solco epocale, nel quale c’è il futuro della nostra Nazione.
Ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo, e le grandi guerre si vincono se si vincono le piccole battaglie.
A Capaccio dobbiamo spazzare via quel centro sinistra che da Prodi, passando per Bassolino, e Marino, ha mortificato la dignità della nostra gente.
E questa piccola ma grande battaglia la si può vincere solo se si concentreranno i consensi su Cirielli in primis, ma sul PDL e quindi Enzo Sica in modo sostanzioso.
è qui che si conteranno i nostri voti, e qui che tutti gli altri dovranno venirsi a confrontare.
Per il bene della nostra provincia, ma soprattutto per il bene di Capaccio il 6 e 7 giugno il Popolo della Libertà dovrà mettere la sua bandiera a palazzo Sant’Agostino, e comunicare il preavviso di sfratto alla giunta Marino.
domenica 3 maggio 2009
domenica 25 gennaio 2009
giovedì 22 gennaio 2009
domenica 11 gennaio 2009
mercoledì 19 novembre 2008
Consiglio Nazionale di Forza Italia: Diretta online
Venerdì prossimo, 21 novembre, Forza Italia riunisce il suo Consiglio Nazionale, che definirà i modi in cui avverrà la transizione definitiva di Forza Italia nel Popolo della Libertà. Questa assemblea segnerà, è il caso di dirlo, un passaggio davvero storico. Potrai seguire in diretta nel nostro sito www.ilpopolodellaliberta.it tutti i lavori del Consiglio Nazionale, a partire dalle 10,30 di venerdì. Ti aspettiamo.
giovedì 13 novembre 2008
venerdì 19 settembre 2008
VERDINI: Pdl guarda al modello americano della ''registrazione''
Siamo qui per compiere quella che vorrei definire una "rivoluzione gentile". E’ sicuramente una rivoluzione, perché sta per nascere un soggetto politico che aiuterà il Paese ad archiviare gli stanchi rituali e anche i peggiori vizi dei vecchi partiti. Ma è anche una rivoluzione dolce, gentile, perché interpreta fedelmente, senza strappi e senza forzature, le aspirazioni e il buon senso della stragrande maggioranza degli elettori italiani.
Sappiamo bene che il Pdl, in fondo, è già nato il 13 aprile scorso, quando 14 milioni di italiani hanno sostenuto e incoraggiato il cammino che avevamo intrapreso. Ora dobbiamo percorrere l’ultimo miglio, e dare vita ad una forza che aspiri al "50%+1" dei voti, e che sia pronta a governare l’Italia per 10-15 anni, garantendo un ciclo di riforme capaci di cambiare il Paese dalle fondamenta.
L’Italia è pronta per vedere realizzato un assetto simile alla grande democrazia americana, alla grande democrazia inglese, così come alle grandi democrazie dei maggiori Paesi dell’Europa continentale. Due grandi partiti pronti a sfidarsi per il Governo. Non più il caos di 15-20 partiti litigiosi, rissosi, desiderosi di conquistare un piccolo potere di veto, di esercitare una sorta di "golden share" sui Governi e sulle maggioranze, perennemente dediti a dividersi e a distinguersi al solo scopo di perpetuarsi e autoconservarsi. Da un tendenziale bipolarismo siamo pronti a passare ad un tendenziale bipartitismo: due grandi partiti, chi vince governa, chi perde si oppone, e dopo quattro o cinque anni se ne riparla. Se chi ha governato lo ha fatto bene, sarà premiato; altrimenti, ci sarà spazio per l’altro partito, che nel frattempo avrà fatto il possibile per organizzarsi e rendersi pronto all’appuntamento con la guida del Paese.
Già il 13 aprile scorso i cittadini si sono mossi con decisione in questo senso. Il 70% degli elettori ha infatti scelto i due maggiori partiti. Noi vogliamo incoraggiare questa tendenza, che ci avvicina a quanto accade da tempo nell’Occidente avanzato.
Ecco perché guardiamo con enorme preoccupazione a quello che succede nel Pd. Un sistema politico maturo ha bisogno della assoluta certezza che entrambi i partiti maggiori siano pronti a governare. Oggi il cantiere del Pd non appare solido. Potremmo dire: "Chi è causa del suo mal (e del suo Di Pietro), pianga se stesso". Ma non lo diremo. Non abbiamo mai creduto nel "tanto peggio, tanto meglio". Ci auguriamo che, prima o poi, il centrosinistra italiano sappia incamminarsi lungo il cammino delle forze riformiste occidentali, abbandonando demagogie, immobilismi antiriformatori o - peggio ancora - derive illiberali e forcaiole.
Ma ora pensiamo a noi e alla nostra buona opera. Se vogliamo davvero superare i bizantinismi e anche gli aspetti più opachi dell’organizzazione dei vecchi partiti, dobbiamo passare dal "partito delle tessere" ad un vero e proprio "partito degli elettori".
Fi, An e gli altri partiti del centrodestra hanno sempre avuto molti iscritti, ma questi iscritti - per quanto numerosi - rappresentavano solo una piccola percentuale (2%, 3%, 5%) degli elettori. Per questo, sembra decisamente preferibile puntare su forme più aperte e leggere di "registrazione" (sul modello americano) che consentano a milioni di persone di lasciare i propri recapiti per essere ricontattate, consultate, e regolarmente coinvolte nella vita del nostro soggetto politico.
In questo senso, si possono prevedere altre cose:
-contestualmente al Congresso, si possono organizzare forme di partecipazione sia fisica nelle piazze (con l’evento rappresentato da milioni di cittadini che vanno a "registrarsi" per salutare la nascita del Pdl, ed essere coinvolte dal primo momento) sia su Internet (con la "registrazione telematica" che viene aperta a partire dalle giornate del Congresso);
-successivamente al Congresso, si possono organizzare forme di consultazione telematica dei registrati: il Pdl sarebbe così, oltre che partito "a rete" (cioè un network capace di valorizzare numerosi apporti, stimoli e sensibilità), anche un partito "in rete", cioè capace di vivere in presa diretta con il popolo degli utenti di Internet
-naturalmente, deve anche essere possibile accreditare al Congresso i blogger che lo vorranno (come è avvenuto nelle recenti Convention americane del Partito Democratico e del Partito Repubblicano).
E’ molto importante immaginare qualcosa del genere: solo così, infatti, si evita il rischio di una "fusione a freddo", di un accordo tra due o più gruppi dirigenti nel chiuso di una stanza, senza un adeguato e vero coinvolgimento popolare.
Per il resto, sarà il Comitato costituente a definire i contenuti dello statuto. Una commissione è già al lavoro, e sono certo che saprà sempre coniugare le esigenze organizzative del gruppo dirigente nazionale con questa spinta, su cui voglio ancora insistere, di coinvolgimento popolare. Il nostro compito è enorme. Non stiamo facendo un "trasloco": stiamo costruendo una nuova casa, destinata a durare e a segnare la vita politica del Paese per decenni. Per questo, abbiamo il dovere di immaginare qualcosa di straordinario, di non ordinario, di non meramente burocratico. Siete e siamo qui per questo. Buon lavoro a tutti noi.
Sappiamo bene che il Pdl, in fondo, è già nato il 13 aprile scorso, quando 14 milioni di italiani hanno sostenuto e incoraggiato il cammino che avevamo intrapreso. Ora dobbiamo percorrere l’ultimo miglio, e dare vita ad una forza che aspiri al "50%+1" dei voti, e che sia pronta a governare l’Italia per 10-15 anni, garantendo un ciclo di riforme capaci di cambiare il Paese dalle fondamenta.
L’Italia è pronta per vedere realizzato un assetto simile alla grande democrazia americana, alla grande democrazia inglese, così come alle grandi democrazie dei maggiori Paesi dell’Europa continentale. Due grandi partiti pronti a sfidarsi per il Governo. Non più il caos di 15-20 partiti litigiosi, rissosi, desiderosi di conquistare un piccolo potere di veto, di esercitare una sorta di "golden share" sui Governi e sulle maggioranze, perennemente dediti a dividersi e a distinguersi al solo scopo di perpetuarsi e autoconservarsi. Da un tendenziale bipolarismo siamo pronti a passare ad un tendenziale bipartitismo: due grandi partiti, chi vince governa, chi perde si oppone, e dopo quattro o cinque anni se ne riparla. Se chi ha governato lo ha fatto bene, sarà premiato; altrimenti, ci sarà spazio per l’altro partito, che nel frattempo avrà fatto il possibile per organizzarsi e rendersi pronto all’appuntamento con la guida del Paese.
Già il 13 aprile scorso i cittadini si sono mossi con decisione in questo senso. Il 70% degli elettori ha infatti scelto i due maggiori partiti. Noi vogliamo incoraggiare questa tendenza, che ci avvicina a quanto accade da tempo nell’Occidente avanzato.
Ecco perché guardiamo con enorme preoccupazione a quello che succede nel Pd. Un sistema politico maturo ha bisogno della assoluta certezza che entrambi i partiti maggiori siano pronti a governare. Oggi il cantiere del Pd non appare solido. Potremmo dire: "Chi è causa del suo mal (e del suo Di Pietro), pianga se stesso". Ma non lo diremo. Non abbiamo mai creduto nel "tanto peggio, tanto meglio". Ci auguriamo che, prima o poi, il centrosinistra italiano sappia incamminarsi lungo il cammino delle forze riformiste occidentali, abbandonando demagogie, immobilismi antiriformatori o - peggio ancora - derive illiberali e forcaiole.
Ma ora pensiamo a noi e alla nostra buona opera. Se vogliamo davvero superare i bizantinismi e anche gli aspetti più opachi dell’organizzazione dei vecchi partiti, dobbiamo passare dal "partito delle tessere" ad un vero e proprio "partito degli elettori".
Fi, An e gli altri partiti del centrodestra hanno sempre avuto molti iscritti, ma questi iscritti - per quanto numerosi - rappresentavano solo una piccola percentuale (2%, 3%, 5%) degli elettori. Per questo, sembra decisamente preferibile puntare su forme più aperte e leggere di "registrazione" (sul modello americano) che consentano a milioni di persone di lasciare i propri recapiti per essere ricontattate, consultate, e regolarmente coinvolte nella vita del nostro soggetto politico.
In questo senso, si possono prevedere altre cose:
-contestualmente al Congresso, si possono organizzare forme di partecipazione sia fisica nelle piazze (con l’evento rappresentato da milioni di cittadini che vanno a "registrarsi" per salutare la nascita del Pdl, ed essere coinvolte dal primo momento) sia su Internet (con la "registrazione telematica" che viene aperta a partire dalle giornate del Congresso);
-successivamente al Congresso, si possono organizzare forme di consultazione telematica dei registrati: il Pdl sarebbe così, oltre che partito "a rete" (cioè un network capace di valorizzare numerosi apporti, stimoli e sensibilità), anche un partito "in rete", cioè capace di vivere in presa diretta con il popolo degli utenti di Internet
-naturalmente, deve anche essere possibile accreditare al Congresso i blogger che lo vorranno (come è avvenuto nelle recenti Convention americane del Partito Democratico e del Partito Repubblicano).
E’ molto importante immaginare qualcosa del genere: solo così, infatti, si evita il rischio di una "fusione a freddo", di un accordo tra due o più gruppi dirigenti nel chiuso di una stanza, senza un adeguato e vero coinvolgimento popolare.
Per il resto, sarà il Comitato costituente a definire i contenuti dello statuto. Una commissione è già al lavoro, e sono certo che saprà sempre coniugare le esigenze organizzative del gruppo dirigente nazionale con questa spinta, su cui voglio ancora insistere, di coinvolgimento popolare. Il nostro compito è enorme. Non stiamo facendo un "trasloco": stiamo costruendo una nuova casa, destinata a durare e a segnare la vita politica del Paese per decenni. Per questo, abbiamo il dovere di immaginare qualcosa di straordinario, di non ordinario, di non meramente burocratico. Siete e siamo qui per questo. Buon lavoro a tutti noi.
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